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Le parole di chi l’ha visto

“Il documentario è molto bello! La storia è molto simile a quella di tanti meridionali. E, se ci pensi, è simile anche a quella di tante famiglie che, ancora oggi, lasciano i figli ai parenti per poter lavorare. A volte dimentichiamo il nostro passato, e questo documentario può rinfrescare la memoria a noi italiani, che troppo spesso dimentichiamo e giudichiamo chi lascia il proprio Paese per cercare un futuro migliore Un bel lavoro! Il paese assomiglia molto al mio, in Puglia. Da 5.000 abitanti è passato a soli 500. I suoi abitanti sono emigrati in Canada, negli Stati Uniti, in Australia e in molte città del Nord Italia.”
— Patrizia Manserra, italiana residente a Pistoia


“La sala era gremita: un pubblico composto da persone di generazioni e provenienze diverse. Al termine della proiezione, nessuno voleva lasciare la sala. Gli spettatori si sono alzati per condividere la propria testimonianza, raccontare la propria storia e dire semplicemente grazie.
Shelley Tepperman riesce là dove molti altri falliscono: racconta la ferita che la migrazione può lasciare senza cadere nel patetico, ma con tenerezza e dignità, restituendo ai suoi protagonisti tutta la loro complessità e umanità. Un documentario profondamente necessario e capace di guarire, in un mondo che ne ha disperatamente bisogno.”
— Colette Loumède, produttrice cinematografica e programmatrice, Les Rendez-vous Québec Cinéma


“Il tuo film è straordinario perché riesce a toccare l’anima in un modo difficile da spiegare.”
— Etienne Salamone, nato a Montréal da genitori siciliani emigrati dalla Francia


“È stato così autentico e intenso, come se avessi aperto una finestra su qualcosa di profondamente personale ma, allo stesso tempo, universale. Sembrava raccontare la storia di tutti: il peso, il sacrificio e la forza silenziosa che tanti immigrati portano con sé. Mi ha fatto riflettere su tutto ciò che i nostri genitori hanno vissuto e che troppo spesso non viene visto né raccontato. Sono grata di aver avuto la possibilità di vivere questa esperienza. Porterò questo film nel cuore ancora a lungo.”
— Enza Marchica, italo-canadese di seconda generazione


“Un film davvero splendido, che merita un’ampia distribuzione internazionale.”
— Real Barnabé, giornalista

 
“Un documentario commovente sulle conseguenze della riforma agraria e della mafia in un piccolo borgo feudale siciliano, dove la migrazione verso il Canada ha diviso intere famiglie. La regia e la fotografia sono magnifiche, ma soprattutto i protagonisti del film condividono le loro storie con una straordinaria intimità.”
— André Boucher, fotografo


“Una potente riflessione sullo sradicamento, sulla memoria e sugli indissolubili legami familiari. Lasciare il proprio Paese d’origine rappresenta infatti una frattura con la terra natale, la comunità e la famiglia che hanno cresciuto gli emigranti. Il trapianto nel Paese d’accoglienza, pur offrendo spesso maggior benessere materiale, lascia inevitabilmente un vuoto e una cicatrice nel cuore di chi emigra.”
— Patrick Turco, regista quebecchese di origine italiana

 
“Commovente, intelligente e anche divertente, con immagini straordinarie, protagonisti irresistibili e una colonna sonora magnifica.” 
— Joanna Gruda, scrittrice e traduttrice letteraria


“Il Paese affronta temi che toccano il cuore, lo spirito, la terra e il senso di appartenenza. Alla prima erano presenti molti giovani, che hanno accolto il film con calore ed empatia, perché parla di questioni oggi più urgenti che mai.”
— Marilyn Bowering, scrittrice


Intervista nel programma Risveglio con Silvio Orvieto, la trasmissione radiofonica mattutina in lingua italiana di CFMB AM 1280, emittente multilingue di Montréal: https://www.youtube.com/watch?v=HzYCJnjqAE8&t=24s

Tra memoria e migrazione: Joppolo si racconta a Montréal: Il Cittadino Canadese, 15 aprile 2026.


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