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Una storia di migrazione

In un’epoca in cui il tema dell’immigrazione è al centro del dibattito politico, Il Paese racconta la storia di tre generazioni della stessa famiglia, profondamente segnate dall’esperienza della migrazione. Sebbene, sulle due sponde dell’Atlantico, la vita abbia portato una maggiore prosperità economica, ogni generazione ha perso qualcosa di intangibile ma essenziale: la vicinanza quotidiana dei propri cari.

Oggi gli italiani sono apprezzati in Nord America per il loro importante contributo alla società e alla cultura. Tuttavia, i primi immigrati italiani non furono accolti favorevolmente nei Paesi che li ospitarono. La stampa li rappresentava spesso in modo negativo e molti di loro faticavano a trovare  lavori ben retribuiti. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, il Canada classificava gli italiani come “indesiderabili”. Ammessi soprattutto attraverso permessi di lavoro temporanei per svolgere mansioni particolarmente gravose, come la costruzione delle ferrovie o il lavoro nelle fabbriche, gli emigrati italiani che sceglievano di stabilirsi definitivamente nel Paese dovettero spesso  affrontare diffidenza, discriminazione e razzismo.

Il primo diritto di ogni uomo e di ogni donna è quello di non essere costretto a emigrare.
Di poter dire: “Sono nato qui e qui voglio vivere la mia vita”.

Agostino Spataro, scrittore ed ex parlamentare

Molte delle obiezioni di allora risultano familiari ancora oggi, sebbene siano rivolte ad altri gruppi di immigrati: il timore che l’identità culturale del Paese ospitante possa cambiare, la paura di perdere il lavoro a causa della percepita maggiore concorrenza e il sospetto di legami con la criminalità organizzata o con ideologie ritenute incompatibili con i valori canadesi, come il fascismo o il comunismo.

La migrazione siciliana fu determinata dalla povertà cronica, dal sottosviluppo economico e dallo sfruttamento. Il sistema feudale intrappolò i contadini in un circolo vizioso di povertà. Anche dopo la riforma agraria della fine degli anni Quaranta, la Sicilia rimase una delle regioni più povere d’Italia. La popolazione, prevalentemente rurale, viveva soprattutto di un’agricoltura di sussistenza. Malnutrizione e malattie erano ampiamente diffuse. Catastrofi naturali, come terremoti ed eruzioni vulcaniche, devastavano interi paesi in pochi istanti.

Il sovrappopolamento e l’elevata pressione fiscale rafforzarono la convinzione che, per molti siciliani, non vi fosse alcuna possibilità di costruirsi un futuro migliore.

La popolazione siciliana non rappresenta un caso unico per quanto riguarda le ragioni che spingono alla migrazione. Quasi tutte le migrazioni sono causate da difficoltà ambientali, economiche o sociali che superano il livello di tolleranza delle persone coinvolte. Dagli irlandesi costretti a fuggire dalla carestia, ai rifugiati climatici di Tuvalu, fino ai siriani in fuga da una patria devastata dalla guerra, la migrazione non rappresenta soltanto la speranza di una vita migliore: in molti casi è la speranza stessa di poter avere una vita.

Angela Lo Dico e suo marito Gaetano lasciarono la Sicilia per Montréal nel 1965. Entrambi svolgevano due lavori per riuscire ad avviare il loro negozio di fiori. Oltre mezzo secolo più tardi, l’attività rimane un punto di riferimento della comunità italiana di Montréal.

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